POS in azienda: ecco cosa sapere


Contante o non contante, questo è il problema. Ormai la questione della tracciabilità dei pagamenti sta assumendo proprorzioni da tragedia shakespiriana, con fazioni opposte che lottano per cercare di far valere ognuno le proprie ragioni, spesso dimenticando che nel mezzo della faida ci sono PMI, startup, liberi professionisti e attività commerciali in balia delle onde, senza punti di riferimento precisi e duraturi nel tempo.

Nell’articolo di oggi cercheremo di fare un po’ di chiarezza rispetto alla necessità di dotarsi di un POS in azienda o in negozio, per poter ricevere pagamenti elettronici tramite carta di credito o di debito.

Iniziamo dalle cose elementari: che cos’è il POS?

Tutti lo abbiamo utilizzato almeno una volta, ma spesso non colleghiamo il termine POS allo strumento con il quale effettuiamo i pagamenti nei negozi o nelle attività commerciali.

Il POS – acronimo di Point of sales – è un dispositivo che consente al consumatore finale di pagare il servizio o il prodotto appena acquistato tramite una carta di credito o di debito, attraverso la lettura della banda magnetica, del microchip elettronico o con la nuova tecnologia contact less, che funziona avvicinando la carta dotata di questa funzione ad un POS di nuova generazione.

Tramite il POS, quindi, l’attività commerciale, l’azienda o il freelance consente al cliente di effettuare un pagamento tracciabile, senza l’utilizzo del denaro contante, che verrà accreditato direttamente sul conto bancario associato al dispositivo.

Obbligo POS

Sull’obbligo di dotarsi di un POS si è discusso molto negli ultimi anni, sempre in vista dell’obiettivo di ridurre la circolazione di moneta contante e contrastare, così, il riciclaggio di denaro sporco, ma anche l’evasione fiscale, essendo il contante non tracciabile.

Come principio non fa una piega, lo Stato deve dotarsi di strumenti tecnologici che consentano un più rapido ed efficace intervento contro illeciti fiscali, ma è anche vero che fare di tutta l’erba un fascio non è mai stata una strategia intelligente, in nessun settore.

In effetti, equiparare aziende, PMI, startup, liberi professionisti e attività commerciali non è una scelta oculata, anzi, è proprio miope, diciamoci la verità. L’Italia è uno dei pochi paesi industrializzati dell’Occidente ad avere ancora un vasto circuito di piccole attività commerciali ed artigianali a gestione familiare, al cui interno operano persone di una certa età, che, per una ragione o per un’altra, non possono andare in pensione e devono continuare l’attività.

Un artigiano, ad esempio un sarto, che nella sua vita ha sempre e solo lavorato, senza potersi formare sulle nuove tecnologie e, magari, senza il sostegno di figli o nipoti, difficilmente sarà in grado di utilizzare correttamente un POS, e se anche riuscisse a farlo la sua clientela nella quasi totalità dei casi continuerà a preferire il pagamento in contanti. Quindi, non fare una distinzione a monte è, senza dubbio, un errore.

Detto questo, l’introduzione dell’obbligo del POS è una scelta condivisibile, soprattutto nel 2015.

Cosa comporta per aziende e freelance

Come si legge sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico,

“Visto l’articolo 15, comma 4, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, il quale ha stabilito che a decorrere dal 1 gennaio 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito.”

In sintesi, con questo decreto legge il Governo ha stabilito che ogni attività che vende prodotti o servizi deve dotarsi di un sistema che consenta il pagamento tramite carta di credito o di debito, quindi di un POS.

Quest’obbligo è entrato in vigore, di fatto, nel marzo del 2014, ma solo per quelle attività e liberi professionisti che hanno registrato un fatturato di 200 mila euro nell’anno fiscale precedente, mentre per tutte le altre c’era tempo fino al 30 giugno 2015.

A generare panico e proteste, è stato un altro obbligo (apparente) legato a questa scadenza del 30 giugno 2015, ovvero il tetto massimo consentito per il pagamento in contanti fissato a 30 euro.

Infatti, nel sommario del Disegno di Legge N. 1747 si legge quanto segue:

“Disposizioni relative all’obbligo per i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, di dotarsi di adeguati strumenti di pagamento elettronici per pagamenti superiori ai 30 euro.”

Continuando nella lettura, c’è un passaggio che merita attenzioni:

“La suddetta normativa, tuttavia, appare incompleta atteso che, da un lato, non ha previsto alcuna agevolazione per coloro che abbiano provveduto a dotarsi di tali strumenti di pagamento e, dall’altro, non ha previsto alcuna sanzione laddove il professionista, commerciante, esercente o l’azienda non si adegui alla previsione e, quindi, non disponga degli strumenti idonei a consentire il pagamento mediante POS. “

La normativa alla quale si fa riferimento è il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, con il quale si introduceva l’obbligatorietà del POS, ma che, a detta del Ministero delle Finanze, risulta deficitario su molti punti, in particolare sul versante agevolazioni/sanzioni per le attività virtuose e quelle, invece, in ritardo rispetto al nuovo regolamento.

In effetti, il disegno di legge n. 1747 prevede agevolazioni fiscali per chi utilizza correttamente il POS, nello specifico si tratta di una detrazione dall’imponibile reddituale del costo percentuale di ciascuna transazione eseguita per il tramite dei suddetti strumenti di pagamento. Per le attività che invece non si sono dotate del POS, e che non lo utilizzano come forma di pagamento obbligatoria per le transazioni superiori ai 30 euro, è prevista una sanzione di 500 euro.

Il problema, in questo caso, è che a segnalare l’infrazione dovrebbe essere il cliente che ha pagato una somma superiore ai 30 euro in contanti e non tramite il POS. Come puoi immaginare, questo passaggio tra l’infrazione e l’intervento della Guardia di finanza fa si che la sanzione sia in realtà quasi inesistente.

Perché dotarti di un POS

Al di là delle normative vigenti, dotarsi di un POS comporta una serie di vantaggi che ogni attività professionale, artigianale e commerciale, ma anche libero professionista, dovrebbe considerare seriamente.

In effetti, avendo un POS si può:

  • Offrire al cliente più opzioni di pagamento. La mancanza di denaro contante al momento del potenziale acquisto potrebbe vanificare gli sforzi commerciali messi in atto. Garantire una maggiore scelta nella modalità di pagamento può aumentare la soddisfazione del cliente e accrescerne quindi la fedeltà;
  • Evitare di avere molti contanti in sede, che comporta costi (economici ed umani) di deposito o di conservazione del denaro, acquistando cassette di sicurezza, casseforti, siglando accordi con porta valori o recandosi spesso alla propria banca per effettuare dei versamenti;
  • Essere al passo con i tempi: oggi quasi tutte le aziende, anche quelle pubbliche, pagano gli stipendi tramite versamenti diretti sul conto corrente del dipendente o consulente, quindi il contante in giro si è ridotto sensibilimente. Un cliente potrebbe preferire il pagamento tramite carta di credito o di debito proprio perché ha maggiore disponibilità telematica che non fisica;
  • Essere in regola con il fisco. Accettando pagamenti tracciabili viene automaticamente emesso uno scontrino fiscale o una fattura, e tutti i movimenti sono registrati, consentendo agli organi di controllo di verificare subito se c’è stata una evasione oppure no.

Quanto costa dotarsi di un POS

Eccoci giunti al vero nocciolo della questione: i costi fissi che l’azienda, il freelance o l’attività commerciale è tenuta a sostenere per dotarsi di un POS, ai quali vanno aggiunti quelli legati alle singole transazioni.

Il costo del noleggio dell’apparecchio varia, ovviamente, a seconda dell’Istituto di Credito che lo rilascia, ma si aggira sui € 15/20 al mese, mentre sulle commissioni viene applicato un tasso che varia dallo 0,7% al 4%, a seconda della tipologia di carta di credito o di debito utilizzata.

Il mondo produttivo italiano ha fatto presente molto spesso al Governo di turno, tramite diverse associazioni di categoria, quanto costi in effetti avere un POS e utilizzarlo come principale strumento di pagamento, sottolineando la necessità di un intervento forte per ridurre le commissioni delle Banche, che, a conti fatti, ne trarrebbero più benefici delle attività stesse.

Il costo del noleggio di un POS varia anche in base al tipo di dispositivo richiesto, quello standard o quello GSM.

Qual è la differenza tra POS Standard e POS GSM?

Molto semplice. Il POS standard si collega alla linea telefonica tramite un plug tradizionale, uguale a quello dei moderni telefoni fissi. La transazione, essendo telematica, necessita di una connessione telefonica funzionante, altrimenti non può avvenire. Il POS con tecnologia GSM non è altro che un dispositivo mobile, dotato di una SIM che ne consente l’utilizzo anche senza il collegamento fisico alla presa del telefono. Questa soluzione è molto comoda per chi ha necessità di avere un terminale da portare con sé durante le vendite esterne, oppure durante una fiera o un evento. Come puoi immaginare, il POS GSM ha un costo maggiore, ma per alcune attività è essenziale.

Oggi, grazie ad internet, è possibile avere un vero e proprio ufficio mobile, basta solo sfruttare connessioni 4G di buona qualità, un POS GSM e un centralino virtuale in cloud, che consenta di ricevere e smistare le telefonate tramite una comodissima app.

Un esempio? Beh… Voverc!

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About Leonardo Coppola

Leonardo CoppolaRomano di nascita, Argentino d'adozione: dicono che sono un tipo eclettico ma è solo un modo simpatico per non definirmi pazzo :-)
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