Internazionalizzazione: 5 consigli per ampliare i confini della tua azienda


Se c’è un settore che, nonostante i venti di crisi degli ultimi anni, continua a registrare il segno + nei grafici annuali, è quello dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese, il famoso Made in Italy del quale dovremmo essere tutti molto orgogliosi, perché non è affatto semplice imporre un prodotto o servizio in un Paese straniero, dove usi e costumi sono differenti rispetto ai nostri.

Basti pensare al successo che registrano i nostri brand nel mondo del fashion, del food, ma anche dell’innovazione, nonostante lo scarso sostegno alle imprese tipico della nostra burocrazia.

Nel post di oggi vorremmo fornirti alcuni utili e pratici consigli per allargare i confini del tuo business e provare a internazionalizzare la tua PMI o startup.

Iniziamo.

1. Analizza il mercato

Un errore molto comune commesso dalle aziende che tentano di lanciarsi in un Paese estero è quello di pensare che il successo del proprio prodotto o servizio registrato in terra italiana possa essere replicato tout court ovunque nel mondo. Ma non è così per numerose ragioni, sia di carattere squisitamente economico, sia per caratteristiche demografiche e socio-culturali dei consumatori esteri che si intende intercettare.

Ad esempio, in Italia amiamo moltissimo il caffè espresso e cerchiamo in ogni modo di replicare la bontà di quello fatto al bar con prodotti di largo consumo per uso domestico. Questo comporta la nascita e lo sviluppo di un indotto, sia in termini di produzione che di servizi – commerciali e di vendita – molto interessante. Si passa dalla produzione delle macchine da caffè espresso alle cialde o capsule, senza dimenticare lo zucchero, le bacchette monouso, i bicchierini, e così via.

Nei paesi nord europei, o anglosassoni, invece, questo modello di business potrebbe non essere efficace come qui da noi, perché sono diverse le abitudini dei consumatori ed il rapporto con il prodotto “caffè”.

Quindi, prima di imporre il tuo prodotto o servizio in un altro Paese d’Europa o del Mondo, procedi con una attenta analisi del mercato, delle sue dinamiche, della concorrenza domestica e straniera già attiva, delle abitudini dei consumatori, perché il modello di business della tua PMI o startup potrebbe non essere replicabile se non operando delle modifiche, magari anche sostanziali.

2. Consultati con un team di esperti

Lo abbiamo detto in altri post e lo ribadiamo adesso, non puoi andare da nessuna parte senza un team di lavoro, interno o esterno alla tua PMI o startup, perché solo attraverso l’esperienza e la competenza di più persone potrai avere un quadro completo della situazione.

Andare a investire in un mercato estero non è come aprire una attività in Italia: esistono norme e procedimenti differenti a seconda del Paese nel quale intendi inserirti con il tuo business, che non puoi conoscere alla perfezione senza consultarti con un pool di esperti di mercati internazionali.

Giuristi, consulenti del lavoro, commercialisti, ingegneri, burocrati: in questa fase iniziale dovrai necessariamente affidarti alle indicazioni che dei professionisti possono fornirti, in modo da acquisire tutte le informazioni di cui hai bisogno, come i documenti da produrre, le procedure da seguire, gli enti con i quali interagire, le normative vigenti in quel determinato Paese, e così via.

3. Sfrutta eventuali incentivi pubblici

Periodicamente il Governo di turno, attraverso il Ministero dell Sviluppo Economico, eroga dei finanziamenti o dei piani di incentivi destinati alle PMI che intendono investire nel processo di internazionalizzazione del proprio business. Queste operazioni, purtroppo, non vengono molto pubblicizzate dai media tradizionali, quindi il consiglio che possiamo darti è quello di seguire giornali e riviste di settore, e di controllare periodicamente le sezioni dedicate a questi argomenti sui siti degli Enti e delle Istituzioni che se ne occupano.

Ad esempio, la Camera di Commercio ha una sezione dedicata proprio all’internazionalizzazione delle imprese, che si chiama WorldPass. Si tratta, essenzialmente, di uno Sportello telematico informativo dedicato proprio alle imprese che intendo espandere all’estero la propria attività. Ti consigliamo, quindi, di seguire con attenzione gli aggiornamenti sul sito www.worldpass.camcom.it/ e di iscriverti alla newsletter.

4. Scegli con attenzione il Paese nel quale investire

Noi italiani siamo spesso lenti nel recepire i cambiamenti che avvengono nel resto del mondo, vuoi per pigrizia, vuoi per cultura. Qualunque sia la ragione di questa lentezza, resta un dato di fatto con il quale ogni impresa deve fare i conti.

Cosa vogliamo dire con questo? Che non devi, in alcun modo, pensare che quello che ha funzionato fino ad ora possa andare bene anche per te.

In passato, se ci pensi bene, investire all’estero si traduceva, quasi sempre, nel provare a inserirsi nei mercati occidentali, sia in Europa che nel resto del Mondo. Dopo la caduta del muro di Berlino si sono aperte opportunità interessanti nei Paesi dell’ex blocco Sovietico.

Con il passare degli anni, però, sono emersi altri mercati, molto interessanti per chi vuole investire nell’internazionalizzazione della proprio attività. Pensa alla Russia, che è cresciuta moltissimo in termini di investimenti negli ultimi 10 anni, ma anche alla Cina, all’India, al Brasile.

Questo cosa ha comportato per le imprese? La necessità di studiare altri mercati, altre abitudini dei consumatori, altre lingue, perché se è vero che i mercati sono conversazioni, allora non possono restare immutati nel tempo. Si evolvono, come i Paesi e come le persone, quindi devi sempre avere uno sguardo lucido e aggiornato su ciò che accade nel mondo.

5. Punta sul web

Un consiglio semplice e banale, ma efficace. Il primo approccio verso il mondo esterno, oggi, passa attraverso il web, che, se usato con cognizione e spirito critico, rappresenta una finestra sulla conoscenza.

Analizzando online quello che accade nei mercati di tuo interesse, potrai conoscere in tempo reale i trend commerciali e produttivi che hanno un impatto più forte sull’economia di quel Paese, e provare ad intercettare una parte della domanda con la tua offerta.

Il web, poi, non è utile solo in fase di awarness e di analisi, ma anche in fase di gestione del business. Oggi, infatti, è possibile avere una presenza “virtuale” in ogni luogo del mondo, semplicemente creando un centralino virtuale multilingua, ad esempio, fornendo ai clienti un numero per l’assistenza con il prefisso di quel Paese.

Puoi creare un sito web geolocalizzato, che mostri al visitatore le pagine nella lingua del proprio Paese, così come puoi aprire tot profili social per quanti sono i Paesi nei quali sei presente con i tuoi prodotti o servizi.

Attraverso delle call via voip, potrai contattare fornitori e collaboratori in ogni parte del mondo semplicemente utilizzando una connessione ad internet, magari senza costi aggiuntivi. Con le email, la messaggistica istantanea e i social media, potrai essere sempre connesso con le tue sedi estere, semplicemente premendo qualche tasto.

Il web sarà il tuo migliore amico, se intendi investire nei mercati esteri con il tuo business.

Come vedi, pochi e semplici consigli, ma essenziali per chi intende provare a guardare al di là dei confini nazionali e far crescere il proprio business.

 

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About Leonardo Coppola

Leonardo CoppolaRomano di nascita, Argentino d'adozione: dicono che sono un tipo eclettico ma è solo un modo simpatico per non definirmi pazzo :-)
CEO di Voverc , appassionato di Digital Marketing e SaaS.
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